Hardy Haron: una mezza delusione

Sono fedele a Ubuntu dalla versione 6.06 e devo dire che questa è la prima volta che sono critico verso una nuova release.

Mi dispiace ma devo ammettere che questa volta l’aggiornamento ha peggiorato aspetti che andavano bene nella Gutsy.
Per citarne qualcuno:

  • Rallentamenti continui del disco fisso con dei lunghi freeze del sistema (bug segnalato)
  • Nautilus-Script non gestisce più bene gli argomenti (bug segnalato)
  • Stellarium sembra partire ma non va oltre una schermata nera.
  • Audacity non ha più una funzionalità per cambiare tonalità.
  • Kdenlive non ha più l’icona nel menù.
  • Certi tasti del mouse multimediale hanno smesso di funzionare.
  • La Sospensione ha smesso di funzionare in uno dei miei pc.
  • Network Manager sembra più instabile e spesso muore al rientro dalla Sospensione.
  • Inkscape ha comportamenti strani quando a piena finestra

Tutto ciò ha comportato un critico aumento delle imprecazioni e una flessione nella produttività. Davvero un peccato per un prodotto così promettente.

Resto fedele al motto “Indietro neanche per la rincorsa” ma la tentazione di tornare alla Gutsy ha aleggiato per un po’ nella mia mente..

Io continuo a sperare in aggiornamenti provvidenziali…
e non si sa mai che sia l’occasione giusta per provare qualche altra distribuzione…

Ridurre i controlli automatici dei dischi

Ubuntu (e non solo), all’avvio del sistema, può eseguire un controllo integrità delle partizioni.
Di default avviene un check ogni 30 avvii oppure ogni 6 mesi.
Per accertarsi delle proprie impostazioni si usa il comando

sudo dumpe2fs -h /dev/hda1

che dice

Mount count: 4
Maximum mount count: 31
Last checked: Sun Mar 16 11:30:42 2008
Check interval: 15552000 (6 months)
Next check after: Fri Sep 12 12:30:42 2008

Questa politica di controlli è ottima ma se si ha l’abitudine di usare il PC molte volte al giorno per poco tempo, oppure di riavviare spesso, la cosa può diventare noiosa. Il controllo di dischi da 300 Gb non si conclude in pochi secondi…

Dunque se amate il rischio e avete fretta ci si può limitare a un controllo ogni 2 mesi, attraverso il seguente comando:

sudo tune2fs -i 2m -c 0 /dev/hda1

dove -i 2m indica l’intervallo di 2 mesi (si può usare anche d per giorni e y per anni).

Per riportare tutto allo stato originale si deve invece eseguire

sudo tune2fs -i 6m -c 31 /dev/hda1.

Si rimanda al manuale di tune2fs per maggiori informazioni.

Velocizzare le richieste ai DNS

pdnsd è un utile programma che salva in una cache locale le risposte ricevute dai server DNS. Ciò permette di evitare una nuova query al server se si rivisita un indirizzo dopo poco tempo.

Ho applicato questa guida per Debian a Ubuntu Gutsy senza nessun problema:

http://www.debianitalia.org/modules/wfsection/article.php?articleid=147 (oppure qui in inglese)
Nel file pdsnd.conf non ho però inserito solo gli ip di OpenDNS, ho usato anche l’ip del router ADSL della mia rete (192.168.0.1). In tal modo le richieste si appoggiano sia ai DNS forniti dal mio provider che a quelli del progetto OpenDNS.
Ecco come si presenta la parte da me modificata:

server {
label="open-dns";
ip="208.67.222.222";
ip="208.67.220.220";
timeout=30;
interval=30;
uptest=ping;
ping_timeout=50;
purge_cache=off;
}

server {
label="router";
ip="192.168.0.1";
timeout=30;
interval=30;
uptest=ping;
ping_timeout=50;
purge_cache=off;
}

Per tenere sotto controllo il demone di pdnsd esiste il comando pdnsd-ctl da eseguire su terminare da root.

Ecco un paio di esempi:

sudo pdnsd-ctl status si spiegà da sè
sudo pdnsd-ctl dump restituisce tutti i nomi salvati in cache
sudo pdnsd-ctl help per maggiori informazioni sull’uso.

Una ulteriore miglioria consiste nel disabilitare il supporto a IPv6 in Firefox.
Per fare ciò si digiti about:config nella barra degli indirizzi. Va poi cercata la chiave network.dns.disableIPv6 e impostata a True
(grazie al blog spagnolo da cui ho preso questo consiglio)

Un esempio dei benefici è la maggior reattività di Firefox. Una volta digitato l’indirizzo, la sosta prima del caricamento vero e proprio è diventata quasi nulla. Prima invece rimaneva fermo dei secondi con la scritta “Ricerca di (sito)“…

Ubuntu 7.10 Gutsy Gibbon, installazione e primo approccio agli effetti.

Contrariamente al solito, per il rilascio 7.10 ho installato la distribuzione da zero. Termina dunque la mia serie di ripetuti aggiornamenti che partiva dal rilascio 6.06 (la mitica Dapper). Questa scelta è stata dettata dal cambio di hard-disk, non certo per instabilità del software.

Partendo da una installazione vergine ho potuto avere lo stesso punto di vista di un utonto che per la prima volta installa Ubuntu.

Ero curioso di vedere come funzionavano gli “effetti grafici” (Compiz) di cui tanto si era parlato e discusso nelle settimane precedenti al rilascio.

Partizionamento riuscito e installazione liscia.
Al primo avvio tutto funzionava perfettamente compresi gli effetti (su ATI 9200).
Niente di Hollywoodiano (qualunque sia il suo spellling 😀 ), un sistema leggero e usabile.

Ma il CUBO ?! Il fantomatico, blasonato, arrogante CUBO ?!
Protagonista indiscusso di ogni video di sfida a Vista su YouTube.
Beh di default non c’è… anche settando gli effetti visivi al massimo.

Poco male…
Dopo un
sudo apt-get install compizconfig-settings-manager
nelle preferenze di Aspetto, sotto la linguetta Effetti Visivi è apparsa la voce “Personalizzato”, da cui è possibile modificare ogni minimo parametro degli effetti.

Per avere il cubo rotante bisogna spuntare i plug-in “Cubo desktop” e “Ruota Cubo“. (Ctrl + Alt + Mouse.Sx per attivare)
Se avete una macchina non datata vi consiglio di provare anche “Riflesso del cubo“, può piacere.
Io ho attivato anche il pacchiano “Disegna sullo schermo con il fuoco” (Shift + WinKey + Mouse.Sx per attivare e Maiusc + WinKey + c per cancellare)e “Effetto Acqua” (Shift + F9), sempre utili per stupire qualche utente Win o Mac.

Effetto “Scrivi col Fuoco”

5 Novembre, V per Vendetta e la congiura delle Polveri. Buon anniversario con Compiz !

ps. lascia un commento se questo articolo ti è stato di qualche utilità 😉